Negli ultimi giorni ho seguito con attenzione tre notizie che, prese singolarmente, sembrano distanti tra loro, ma messe insieme, raccontano qualcosa di importante su dove sta andando la ricostruzione post-sisma 2016.

Cascia, Norcia, Preci: 5 milioni per tornare a progettare

La Cabina di coordinamento ha approvato una nuova Ordinanza speciale per i tre comuni umbri più colpiti — quelli che, non a caso, erano stati esclusi dal piano ordinario delle opere pubbliche approvato a marzo, perché meritavano una programmazione dedicata. Sono 27 interventi complessivi: sette a Norcia (tra cui Palazzo Accica, il complesso di Porta Romana, il deposito Santa Scolastica), tredici a Cascia, sette a Preci tra pavimentazioni, sottoservizi e muri di sostegno. Lo stanziamento attuale — 5,043 milioni — finanzia la progettazione di primo livello (PFTE), pari al 10% del valore complessivo stimato di oltre 50 milioni. Si parte dalla progettazione, si definisce il quadro tecnico, poi si apre il cantiere. È il metodo giusto.

Mogliano: si recupera, non si demolisce

A Mogliano (MC) si è cambiata rotta sulla Casa di Riposo “Santa Colomba”. Per anni si era discusso di delocalizzazione — costruire un edificio nuovo altrove. La nuova amministrazione comunale ha scelto invece il recupero: restauro, miglioramento sismico e recupero funzionale dell’edificio esistente, per un investimento di 6,1 milioni di euro. L’intervento esce dal perimetro degli interventi speciali e rientra nella programmazione ordinaria delle opere pubbliche della Regione Marche. Come ingegnere strutturale che lavora quotidianamente sul patrimonio esistente, questa scelta mi riconosce: il recupero, quando tecnicamente percorribile, è spesso la soluzione più coerente con l’identità del luogo e con i bisogni reali della comunità.

Montemonaco: una caserma diventa case, una scuola diventa presidio

A Montemonaco (AP), due approvazioni in un colpo solo. La prima riguarda l’ex caserma dei Carabinieri in via Italia: un manufatto storico con murature in pietrame che presentano carenze di connessione e lesioni diffuse, oggi destinato a case popolari, per un importo di 1,3 milioni con via libera della Conferenza regionale e congruità verificata dall’USR. La seconda è la scuola “Don Angelo Albertini”, costruita nel 1963 e gravemente danneggiata: 2,8 milioni per un intervento che prevede la demolizione dell’ultimo piano e della copertura in laterocemento, sostituita da una nuova struttura in legno, murature rinforzate con intonaco armato e rete GFRP. Al piano terra la scuola dell’infanzia, al primo piano spazi per le associazioni e una sala conferenze da 80 posti. E — dettaglio che mi colpisce — la sede del Centro Operativo Comunale con ingresso indipendente. Una scuola che è anche un presidio di protezione civile. Esattamente quello che serve nei borghi dell’Appennino.

Tre interventi, tre regioni diverse del cratere, tre tipologie di edificio. Ma un filo comune: la ricostruzione che avanza non è solo pietre e calcestruzzo. È un sistema scolastico che torna, una casa di riposo che rimane nel suo luogo, una caserma storica che diventa abitazione. Sono le condizioni minime perché le comunità restino.

Redazione Edilizia-AI.it