Dal 22 settembre 2026 si può chiedere il contributo per installare una colonnina o una wall box a casa propria: l’80% della spesa, fino a 1.500 euro per una persona fisica e fino a 8.000 euro sulle parti comuni di un condominio. Arriva nel momento giusto, perché con benzina e gasolio che sfiorano e superano i 2,3 euro al litro il punto di ricarica domestico è quello che rende davvero conveniente un’auto elettrica. Ecco come funziona, e cosa deve controllare il tecnico prima che il cliente firmi.
⚡ Cosa prevede il contributo
Il bonus colonnine domestiche sostiene l’acquisto e la posa in opera di infrastrutture di ricarica di potenza standard per veicoli elettrici, realizzate da utenti domestici. La misura attua il D.P.C.M. del 5 giugno 2026, mentre il D.P.C.M. del 10 giugno 2026 ha rimodulato le risorse del Fondo Automotive per gli anni dal 2026 al 2030. Il decreto direttoriale del 4 agosto 2026 disciplina l’applicazione dell’incentivo e i due decreti direttoriali dell’11 settembre 2026 fissano l’apertura e la chiusura dello sportello 2026 insieme alle modalità di controllo.
La dotazione complessiva è di 68 milioni di euro fino al 2030, distribuiti su più annualità: 15 milioni per il 2026 e altrettanti per ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029, mentre per il 2030 lo stanziamento scende a 8 milioni.
Il contributo copre l’80% del prezzo di acquisto e installazione, entro un massimo di 1.500 euro per ciascuna persona fisica richiedente e di 8.000 euro nel caso di installazione sulle parti comuni di un edificio condominiale. Tradotto in pratica: su una wall box installata a regola d’arte, che con opere elettriche e murarie sta spesso tra 1.200 e 2.000 euro, al proprietario resta in tasca una cifra di poche centinaia di euro.
⛽ Perché adesso: il conto vero tra litri e kilowattora
Il motivo per cui questo contributo mi sembra più interessante di altri sta nel prezzo dei carburanti. Con gasolio e benzina che ormai viaggiano intorno e oltre i 2,3 euro al litro, un’utilitaria diesel che consuma 6 litri ogni 100 chilometri spende circa 13,80 euro ogni 100 chilometri. La stessa percorrenza con un’auto elettrica che consuma 16 kilowattora ogni 100 chilometri costa, ricaricando a casa a 0,25 euro al kilowattora, poco meno di 4 euro. Se la casa ha un impianto fotovoltaico e la ricarica si concentra nelle ore di sole, l’energia autoprodotta porta quel costo verso 1,50 o 2 euro.
Su una percorrenza ordinaria di 15.000 chilometri l’anno si passa da circa 2.070 euro di carburante a circa 600 euro di ricarica domestica, e a meno di 300 euro quando il fotovoltaico copre buona parte dei prelievi. Sono ordini di grandezza, non una perizia: cambiano con il consumo reale del veicolo, con la tariffa elettrica e con quanta ricarica si riesce davvero a fare in casa. Ma la direzione non cambia, ed è la ragione per cui vale la pena occuparsene ora.
Ed è qui il punto tecnico che dico sempre ai clienti: l’auto elettrica conviene se si ricarica a casa. Sulla ricarica pubblica veloce, dove il kilowattora costa spesso tra 0,60 e 0,80 euro, i 100 chilometri tornano a costare 10 o 13 euro, cioè quasi quanto il pieno di gasolio, e tutto il vantaggio economico svanisce. Il punto di ricarica domestico non è un accessorio: è la condizione che rende sensato l’intero investimento, insieme al fotovoltaico se c’è o se si può fare.
👥 Chi può chiederlo
Possono accedere al contributo le persone fisiche residenti in Italia e i condomìni. Restano fuori i titolari di ditta individuale e le società: per imprese e pubbliche amministrazioni esistono altre forme di incentivazione nell’ambito del PNRR, gestite dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
L’infrastruttura deve essere ad esclusivo uso privato e non accessibile al pubblico quando la chiede una persona fisica, oppure destinata all’utilizzo collettivo dei condòmini e comunque non accessibile al pubblico quando la chiede un condominio. È una distinzione che conviene chiarire subito in assemblea, perché condiziona la scelta dell’apparecchio e del sistema di misura dei consumi.
🧾 Le spese ammesse e quelle escluse
Sono ammissibili l’acquisto e la messa in opera dell’infrastruttura di ricarica, comprese, ove necessarie, le opere di installazione, gli impianti elettrici, le opere edili strettamente necessarie, gli impianti e i dispositivi per il monitoraggio. Rientrano anche le spese di progettazione, direzione lavori, sicurezza e collaudi, e i costi di connessione alla rete elettrica tramite attivazione di un nuovo POD, cioè un nuovo punto di prelievo.
Non sono ammissibili, tra le altre, le imposte, le tasse e gli oneri di qualsiasi genere, le consulenze diverse da quelle espressamente previste dal decreto direttoriale del 4 agosto 2026, le spese relative a terreni e immobili, l’acquisto di servizi diversi da quelli previsti anche se funzionali all’installazione, i costi per autorizzazioni edilizie, costruzione ed esercizio.
Due condizioni che fanno cadere più domande di quanto si pensi: le spese devono essere oggetto di pagamento tracciabile e non possono essere effettuate mediante finanziamento. La rateizzazione proposta dal rivenditore, che a molti clienti sembra un dettaglio commerciale, qui è il modo più rapido per perdere il contributo.
🔩 I requisiti tecnici dell’infrastruttura
L’apparecchio deve essere nuovo di fabbrica, di potenza standard, collocato sul territorio italiano e in area nella piena disponibilità del beneficiario, realizzato secondo la regola dell’arte e dotato di dichiarazione di conformità ai sensi del decreto ministeriale n. 37 del 2008. Quest’ultimo è il documento su cui l’istruttoria si gioca davvero: senza una dichiarazione di conformità completa, rilasciata da un installatore abilitato e coerente con quanto effettivamente posato, la pratica non regge.
Conta anche quando l’installazione viene completata, non solo quando si invia la domanda. Per il 2026 sono ammesse le installazioni completate tra il 26 giugno e il 31 dicembre 2026. Per le annualità 2027, 2028 e 2029 valgono le installazioni completate tra il primo gennaio e il 31 dicembre dell’anno di riferimento, mentre per il 2030 la finestra si chiude il 31 marzo. Verificare la data di ultimazione prima di presentare la domanda è il controllo più banale e anche il più trascurato.
🗓️ Quando e come si presenta la domanda
Per l’annualità 2026 lo sportello è aperto dalle ore 12:00 del 22 settembre 2026 alle ore 12:00 del 31 gennaio 2027. La domanda si trasmette solo online sulla piattaforma dedicata, con accesso tramite SPID, CIE o CNS. La procedura è a sportello: se le risorse non bastano per tutte le richieste, le domande vanno in istruttoria secondo l’ordine cronologico di presentazione, fino a esaurimento dei fondi. Con 15 milioni per il 2026 e un contributo medio di poche migliaia di euro, l’ordine cronologico non è un dettaglio.
Ciascun beneficiario può presentare una sola domanda. Se la prima risulta improcedibile se ne può inviare una seconda entro la chiusura dello sportello e nei limiti delle risorse ancora disponibili, ma è una seconda occasione che conviene non spendere.
A pena di improcedibilità vanno caricati i dati richiesti e la documentazione prevista: documento di identità e codice fiscale, eventuale documentazione condominiale, fatture delle spese sostenute, prove dei pagamenti effettuati da conto corrente intestato al beneficiario, dichiarazione di conformità dell’impianto rilasciata dall’installatore, coordinate bancarie per l’accredito e un indirizzo PEC valido e attivo per tutta la durata del procedimento. Per i condomìni servono inoltre il codice fiscale del condominio, i documenti dell’amministratore o del condomino delegato e la delibera assembleare che autorizza i lavori sulle parti comuni. Il sistema controlla in automatico che non ci sia già una domanda dello stesso richiedente e che al momento dell’invio le risorse siano ancora capienti, poi rilascia la ricevuta di registrazione.
🔧 Quello che verifico prima di far partire una pratica
La potenza disponibile al contatore. Una wall box che assorbe 3,7 o 7,4 kilowatt su un’utenza domestica da 3 kilowatt costringe a scegliere: aumento di potenza impegnata, oppure un dispositivo che modula la ricarica in base ai carichi già attivi in casa. È la verifica da fare per prima, perché cambia la spesa e talvolta la soluzione.
Il quadro elettrico e le protezioni. Linea dedicata, protezione differenziale adeguata al tipo di ricarica, impianto di terra verificato. Sono le voci che fanno la differenza tra un’installazione che passa l’istruttoria e una che nessun installatore serio firma.
Il fotovoltaico, se c’è o se si può fare. È l’accoppiata che porta il costo dell’energia per la ricarica vicino a zero e che rende davvero interessante il conto di cui sopra. Vale la pena valutare insieme punto di ricarica, impianto e gestione dei carichi, invece di installare la wall box e ripensarci l’anno dopo.
Il condominio. Sulle parti comuni il tetto sale a 8.000 euro e il costo per singolo posto auto crolla, ma serve una delibera scritta bene, una scelta chiara su chi paga cosa e su come si misurano i consumi individuali. È lavoro tecnico, non solo burocrazia assembleare, ed è lì che una relazione fatta per tempo evita mesi di discussioni.
Il cumulo con altre agevolazioni. Prima di impostare la pratica va verificato nel testo del decreto se e come il contributo si combina con eventuali altre agevolazioni sulle stesse spese, perché sommare due incentivi sulla stessa fattura è un errore che si paga in istruttoria.
🤝 Collaboriamo
Sono un ingegnere civile con studio a Foligno (PG) e mi occupo di progettazione energetica, impianti termici e fotovoltaici, miglioramento e adeguamento sismico secondo le NTC 2018, computi metrici e ricostruzione post sisma del Centro Italia. Il punto di ricarica domestico rientra in pieno nel ragionamento che faccio su una casa: quanta energia consuma, quanta se ne può produrre in proprio, come si gestiscono i carichi e in quanto tempo l’investimento si ripaga.
Se segui clienti che stanno valutando una wall box, un condominio che vuole attrezzare il garage entro la scadenza dello sportello, oppure un intervento più ampio tra fotovoltaico, pompa di calore ed efficientamento dell’involucro, possiamo lavorare insieme: dimensionamento, verifica della potenza disponibile, computo metrico e documentazione della pratica. Come referente di edilizia-ai.it porto anche un metodo che usa l’intelligenza artificiale per accorciare la parte ripetitiva del lavoro, cioè ricerca normativa, prime bozze e organizzazione dei dati: la responsabilità tecnica e la firma restano sempre di chi le deve mettere.
📩 info@edilizia-ai.it · studio a Foligno (PG), cantieri nelle Marche e in Abruzzo, collaborazioni su tutto il territorio nazionale.
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