A luglio scrivevo che contro il caldo il condizionatore da solo è un cerotto. Agosto 2026 lo ha confermato con la settima ondata di calore della stagione. Il problema però non è più solo l’estate in corso: è che progettiamo su un clima che non esiste più.
Chiudiamo un’estate che i bilanci di metà agosto collocano fra le più calde mai registrate in Italia, e mentre scrivo il Centro-Sud è dentro l’ennesima ondata di caldo africano — la settima — con punte oltre i 40 gradi previste tra il 26 e il 28 agosto, 42 nelle zone interne della Sardegna, 38-39 sull’Adriatico fra Marche e Abruzzo. A metà luglio avevo messo per iscritto la solita lista: schermature esterne, ventilazione notturna, inerzia termica, cool roof. Resta tutta valida. Ma ad agosto, con il quarto o quinto picco di fila alle spalle, la domanda da tecnico è diventata un’altra: quanto reggono le regole con cui progettiamo?
🌡️ Il file climatico dice una cosa, il termometro un’altra
È il punto sollevato in un’intervista pubblicata in questi giorni da Ingenio, «Progettare nel tempo dell’incertezza climatica», e lo condivido parola per parola. Noi progettiamo su dati storici: anni tipo, medie trentennali, temperature di progetto che vengono da serie storiche. Con un riscaldamento nell’ordine di 0,35 °C per decennio, quei dati descrivono un clima che al momento del collaudo sarà già superato — figurarsi a metà vita utile dell’edificio. Un fabbricato che progetto oggi lo consegno per i prossimi cinquant’anni: i file climatici dovrebbero guardare avanti di 20-50 anni, non indietro di trenta.
Da qui discende una conseguenza che nel nostro settore fatica ad entrare: si passa dalla logica della mitigazione a quella dell’adattamento e della resilienza. L’efficienza energetica, a dieci anni dai primi obblighi seri, dovrebbe essere ormai prassi consolidata; la sfida vera oggi è gestire l’incertezza. Detto brutalmente: se continuiamo a verificare gli edifici su condizioni che non si ripresenteranno, ci ritroviamo con un patrimonio edilizio inadeguato — costruito a norma e inabitabile ad agosto.
🏗️ Tre prassi progettuali da abbandonare
Gli involucri iper-vetrati senza schermature. Continuiamo a vedere progetti con superfici vetrate generose e nessun sistema di ombreggiamento serio. D’inverno guadagnano, d’estate diventano serre: e ormai l’estate dura da giugno a settembre. Schermature esterne, vetri selettivi e orientamento ragionato non sono un accessorio estetico, sono il primo dispositivo di sicurezza termica dell’edificio.
Le rinnovabili messe lì per rispettare il vincolo. Nella maggior parte delle pratiche il fotovoltaico si dimensiona sul minimo che fa passare la verifica di legge, non sul massimo che l’edificio potrebbe utilmente ospitare. È una logica da adempimento: con i costi attuali dei moduli e con estati così, il dimensionamento andrebbe fatto sul fabbisogno reale — climatizzazione estiva compresa — e non sulla soglia normativa.
La durabilità che nessuno verifica. È l’osservazione che mi ha colpito di più, perché la riscontro in cantiere: gli edifici recenti chiedono manutenzione più frequente di quelli del Novecento. Cicli termici più severi, sbalzi più violenti, materiali e sistemi costruttivi sempre più stratificati e sempre meno tolleranti agli errori di posa. Se la vita utile dei componenti è stimata su sollecitazioni del passato, la stima è ottimistica — e il conto arriva al committente sotto forma di manutenzione straordinaria.
📋 La norma un passo lo ha fatto: il surriscaldamento estivo
Una cosa buona c’è, e vale la pena ricordarla perché molti colleghi la stanno incontrando adesso nelle pratiche: il Decreto Requisiti Minimi 2025 (D.M. 28/10/2025, in vigore dal 3 giugno 2026) ha introdotto la verifica del rischio di surriscaldamento estivo. Il comfort d’estate, finalmente, pesa quanto quello d’inverno. È il primo appiglio normativo per portare in progetto — e far pagare al committente — schermature, sfasamento e ventilazione, cioè esattamente le cose che d’agosto fanno la differenza fra una casa vivibile e una casa che si difende solo a 26 gradi di set point.
Resta il fatto che una verifica normativa è un minimo, non un obiettivo. Le tre parole che l’intervista di Ingenio propone ai progettisti — lungimiranza, buon senso, pragmaticità — sono un buon promemoria: guardare al clima che ci sarà, non fidarsi di soluzioni che funzionano solo sulla carta, e scegliere interventi che il committente possa davvero realizzare e mantenere.
🔩 E le strutture? Sono nello stesso discorso
C’è un’ultima cosa che, da strutturista, mi sta a cuore. Quando si parla di clima si finisce sempre a parlare di involucro e impianti, come se la struttura fosse un’altra materia. Non lo è. Cicli termici più ampi, escursioni più violente, eventi meteo estremi più frequenti sollecitano anche l’ossatura dell’edificio e i suoi dettagli costruttivi. E soprattutto: sul patrimonio esistente l’intervento conviene farlo una volta sola. Aprire un cantiere per il cappotto e rimandare il miglioramento sismico — o viceversa — significa pagare due volte ponteggi, spostamenti e disagi, e ottenere metà del risultato. L’intervento integrato struttura-involucro è quasi sempre la scelta tecnicamente ed economicamente migliore, e nella ricostruzione post-sisma del Centro Italia è ormai la prassi.
🤝 Lavoriamo insieme su efficienza energetica e strutture
Se sei un professionista tecnico, un’impresa, un amministratore di condominio o un gestore di patrimonio immobiliare e hai davanti interventi in cui l’aspetto energetico e quello strutturale si intrecciano, è il tipo di lavoro di cui mi occupo tutti i giorni. Come ingegnere civile con studio a Foligno (PG) offro:
▸ Progettazione strutturale, direzione lavori e collaudo, con verifiche di sicurezza sismica e interventi di miglioramento e adeguamento secondo le NTC 2018
▸ Riqualificazione energetica dell’esistente e relazioni ex Legge 10 conformi al Decreto Requisiti Minimi 2025, verifica del rischio di surriscaldamento estivo compresa
▸ Progettazione di impianti termici e fotovoltaici, con dimensionamento sul fabbisogno reale e analisi integrata involucro-impianti
▸ Interventi integrati struttura + energia sul patrimonio esistente e nella ricostruzione post-sisma, computi metrici compresi
Come referente di edilizia-ai.it aggiungo un metodo per rendere più rapida e replicabile la parte documentale — relazioni, confronto fra pacchetti di isolamento e schermatura, stime di ritorno dell’investimento, istruttoria delle pratiche per gli incentivi — con strumenti di intelligenza artificiale applicati ai dati dell’edificio. Meno tempo sui calcoli ripetitivi, più tempo sulle scelte che contano: la responsabilità tecnica e la firma restano dove devono stare.
Sono disponibile per nuove collaborazioni, anche continuative con altri studi tecnici. Settembre è il mese in cui si decidono i lavori dell’anno: se hai un intervento da impostare bene fin dall’inizio, scrivimi e ne parliamo.
📩 info@edilizia-ai.it — studio a Foligno (PG), collaborazioni su tutto il territorio nazionale.
🌐 edilizia-ai.it — Ing. Lucia Serrapica su LinkedIn