Il 22 ottobre 2026 la Direzione distrettuale antimafia della Procura di Ancona ha reso nota l’operazione «Ricostruzione», condotta con la Guardia di Finanza. Le ipotesi di reato toccano direttamente gli appalti della ricostruzione privata dopo il sisma del 2016: truffa aggravata nei contratti, infiltrazioni di tipo mafioso e corruzione negli appalti pubblici. Le indagini sono nella fase preliminare e per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

La reazione del Commissario

Il Commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli, ha espresso «sconcerto e preoccupazione» per le infiltrazioni criminali emerse dalle indagini e ha ringraziato la magistratura e la Guardia di Finanza per il lavoro svolto. Ha poi assicurato che la Struttura commissariale continuerà a tutelare le famiglie colpite dal sisma, a mandare avanti i cantieri e a fare in modo che le responsabilità siano accertate nelle sedi competenti.

Che cosa contestano gli inquirenti

Secondo quanto riportato dalla Struttura commissariale, gli investigatori ipotizzano falsificazioni che avrebbero alterato elementi decisivi dell’Anagrafe antimafia degli esecutori, con lo scopo di eludere i controlli preventivi. Se l’accusa venisse confermata, a essere aggirato sarebbe proprio il primo filtro che separa le imprese ammesse ai lavori del cratere da quelle escluse.

I presidi che esistono già

Il Commissario ha ricordato gli strumenti antimafia previsti dal decreto-legge 189/2016, agli articoli da 30 a 35, e quelli introdotti dalle ordinanze successive:

  • l’Anagrafe antimafia degli esecutori, l’elenco a cui devono essere iscritte le imprese che lavorano nella ricostruzione;
  • la verifica di congruità del DURC, che confronta la manodopera dichiarata con l’importo dei lavori;
  • il badge di cantiere per identificare chi è presente sul cantiere;
  • un’ordinanza del 2024 che vieta il subappalto a cascata.

Negli ultimi tre anni, ha riferito Castelli, questi controlli hanno portato a 102 interdittive antimafia e a 13 misure di controllo giudiziario collaborativo.

Che cosa significa per tecnici e committenti

Per chi segue una pratica di ricostruzione privata la notizia ricorda che i controlli non sono un passaggio burocratico. Qualche accorgimento pratico:

  • verificare l’iscrizione dell’impresa all’Anagrafe antimafia degli esecutori prima dell’affidamento e di nuovo prima di ogni SAL, controllando anche i subappaltatori;
  • pretendere che la catena dei subappalti rispetti il divieto di subappalto a cascata;
  • controllare che la manodopera impiegata sia coerente con la congruità del DURC e con le presenze rilevate dal badge;
  • conservare la documentazione di ogni verifica nel fascicolo della pratica.

Il direttore dei lavori e il committente sono i primi a vedere che cosa succede in cantiere: un’anomalia segnalata in tempo all’Ufficio speciale per la ricostruzione tutela sia il contributo sia la famiglia che aspetta di rientrare in casa.

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