Nei giorni scorsi ho riletto con attenzione le disposizioni della Direttiva EPBD 2024/1275 sull’Attestato di Prestazione Energetica. Lo faccio da termotecnica: l’APE non è un documento burocratico da produrre in fretta alla fine di un rogito. È, o dovrebbe essere, il risultato di un’analisi energetica seria sull’edificio e con la Direttiva Case Green, quella serietà diventa obbligatoria per legge.
Entro il 29 maggio 2026 il modello APE cambia
La scadenza è imminente. Entro il 29 maggio 2026 ogni Stato membro deve adeguare il proprio modello di APE ai contenuti dell’Allegato V della Direttiva. L’Italia è già in procedura di infrazione per il mancato recepimento del Piano Nazionale di Ristrutturazione, ma il Regolamento delegato (UE) 2026/52, già in vigore dal 24 maggio 2026, è direttamente applicabile senza bisogno di recepimento nazionale.
Cosa contiene il nuovo APE
Il nuovo attestato non si limita alla classe energetica da A a G. Dovrà includere obbligatoriamente la prestazione energetica espressa in kWh/(m² anno), distinguendo tra energia primaria e finale, e il GWP Global Warming Potential del ciclo di vita espresso in kg CO₂eq/m². È qui che sta il salto di paradigma: non si misura più solo quanto consuma l’edificio quando è abitato, ma quanto ha emesso dall’estrazione dei materiali alla demolizione finale.
Il calcolo del GWP segue la norma EN 15978, si esprime su un periodo di riferimento convenzionale di 50 anni, e il dato riportato nell’APE deve riflettere lo stato “come costruito” non la stima preliminare di progetto. Il che significa che il termotecnico non può più lavorare solo sui consumi operativi: deve raccogliere i dati ambientali dei materiali effettivamente utilizzati e integrarli nel calcolo finale.
Le nuove classi energetiche: da A a G, con A+ all’orizzonte
La scala diventa chiusa, solo le lettere da A a G, senza ulteriori suddivisioni interne come l’attuale A4. La classe A è riservata agli edifici a emissioni zero. Gli Stati che già usano la denominazione “A0” possono mantenerla. Viene introdotta la possibilità di una nuova classe A+ per edifici che soddisfano tre condizioni cumulative: fabbisogno di energia per riscaldamento, raffrescamento, ventilazione e acqua calda non superiore a 15 kWh/(m² anno); produzione in loco di energia rinnovabile superiore al consumo su base mensile media; positività carbonica in termini di GWP dell’intero ciclo di vita, materiali da costruzione inclusi.
Per dare un riferimento concreto: un edificio passivo ben progettato in zona climatica E si avvicina a quei valori, quindi nell’Appennino umbro-marchigiano dove lavoro, richiede un involucro molto curato e un impianto termico ad alta efficienza, tipicamente pompa di calore con ventilazione meccanica controllata.
Validità, obblighi e raccomandazioni
La validità dell’APE resta di dieci anni. Ma arriva una novità importante: se l’edificio riceve un APE inferiore alla classe C, il proprietario è obbligato a rivolgersi a uno sportello unico per la consulenza in materia di ristrutturazione entro cinque anni dal rilascio, o alla prima scadenza successiva. Un meccanismo che trasforma l’APE da documento statico a strumento attivo di accompagnamento al miglioramento.
Le raccomandazioni inserite nell’APE dovranno essere tecnicamente fattibili, corredate di stima del risparmio atteso, possibili tempi di ritorno e informazioni sugli incentivi disponibili, inclusa la valutazione della vita residuale degli impianti. Non più raccomandazioni generiche e standardizzate: dovranno essere calibrate sull’edificio specifico.
Nuovi contenuti obbligatori e opzionali
In prima pagina dovranno comparire: classe energetica, consumo annuo di energia primaria e finale, percentuale di energia rinnovabile prodotta in loco, emissioni operative di CO₂ e, se disponibile, il GWP del ciclo di vita.
Tra i contenuti aggiuntivi previsti: la presenza di sistemi BACS, l’indicazione di sensori e comandi per la qualità degli ambienti interni, la disponibilità di passaporto di ristrutturazione, il numero e tipo di punti di ricarica EV, la vita residuale degli impianti, l’analisi del rischio di surriscaldamento, le caratteristiche dei ponti termici. Un documento molto più denso, e molto più utile, di quello che siamo abituati a produrre oggi.
Il Passaporto di Ristrutturazione
La Direttiva introduce anche il passaporto di ristrutturazione degli edifici: un documento volontario che definisce una traiettoria di intervento a lungo termine per portare progressivamente l’edificio alla classe A. Non è obbligatorio, ma la sua presenza dovrà essere segnalata nell’APE. Per chi lavora su edifici esistenti da ristrutturare per step successivi, è uno strumento che può diventare molto utile nella relazione con il committente.
Banche dati nazionali e interoperabilità
Ogni Stato dovrà creare una banca dati nazionale sulle prestazioni energetiche degli edifici, interoperabile con altre piattaforme pubbliche. I dati saranno accessibili in forma anonima. Una base informativa che nel tempo cambierà il modo in cui si valuta il patrimonio edilizio e forse anche il mercato immobiliare.
Cosa significa per chi fa il mio lavoro
Lo dico con cognizione di causa: l’APE stava diventando un documento compilato in automatico da software, con dati di progetto raramente verificati sul campo. La nuova disciplina spinge nella direzione opposta, verso una certificazione che richiede dati reali, calcoli più articolati, raccolta di informazioni sui materiali. È un aumento di responsabilità professionale. Ma è anche un’opportunità: chi sa fare bene questo lavoro acquisirà un vantaggio competitivo reale rispetto a chi continuerà a produrre APE di bassa qualità.
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Redazione Edilizia-ai