Nei giorni scorsi ho letto con attenzione i dati della 48ª indagine congiunturale di ANCE Piemonte e Valle d’Aosta sul primo semestre 2026. L’indagine parla del Nord Ovest, ma quello che descrive lo riconosco anche qui, nell’Appennino umbro-marchigiano, nei cantieri della ricostruzione post-sisma, nei colloqui con i colleghi e con le imprese che seguo ogni giorno.

La sensazione è netta: il vento è cambiato. E non è una variazione temporanea.

Il Superbonus ha finito il carburante

Diciamolo senza giri di parole. Gli anni tra il 2020 e il 2023 sono stati eccezionali per l’edilizia italiana, trainati da un incentivo straordinario che ha generato una domanda artificiale di grandi dimensioni. Il Superbonus ha salvato molte imprese, formato manodopera, rinnovato tecnologie. Ma ha anche drogato il mercato, forse gonfiato i prezzi dei materiali e della manodopera, e creato aspettative che il sistema non poteva sostenere nel lungo periodo.

Oggi, a Giugno 2026, quella stagione è chiusa. Le detrazioni sono ridotte al 50% per le prime case e scenderanno ancora nel 2027. Il meccanismo della cessione del credito è sostanzialmente bloccato. I cantieri avviati con quella logica si stanno concludendo, ma la pipeline di nuovi interventi incentivati si è ridotta drasticamente.

Secondo l’indagine ANCE, il saldo sulle aspettative di fatturato scende a +1,7 dal +2,2 della rilevazione precedente. Sull’occupazione il saldo crolla da +7,5 a +2,6. Il ricorso alla manodopera esterna passa addirittura in territorio negativo, a -1,7 rispetto al +6,0 del secondo semestre 2025.

Numeri che non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche: il settore sta rallentando, e lo fa in modo strutturale, non congiunturale.

La crisi internazionale come moltiplicatore di incertezza

Se il post-Superbonus era già un problema noto, l’instabilità internazionale è diventata nel 2026 un moltiplicatore di difficoltà che nessuno aveva previsto con questa intensità.

Le tensioni geopolitiche e la volatilità dei prezzi di energia e materie prime, in particolare bitumi, carburanti e semilavorati, stanno mettendo sotto pressione i bilanci delle imprese e rendendo sempre più difficile programmare investimenti e cantieri. Non mancano fenomeni speculativi sui prezzi dei materiali che finiscono per scaricarsi direttamente sull’equilibrio economico delle opere.

Per chi redige computi metrici e dirige lavori, questo si traduce in un problema operativo concreto: fare un preventivo oggi con validità a sei mesi è diventato un esercizio ad alto rischio. I prezzari aggiornano, ma il mercato corre più veloce. Le imprese si tutelano con clausole di revisione, ma i committenti non sempre le accettano. Il risultato è uno stallo che rallenta le decisioni di investimento.

I pagamenti pubblici: una zavorra che non si alleggerisce

I committenti pubblici pagano in media dopo 81,8 giorni. La media complessiva tra pubblico e privato è 68,6 giorni.

Numeri che fanno impallidire. Per una piccola impresa che anticipa materiali e manodopera, aspettare quasi tre mesi per incassare un SAL significa finanziare il committente con risorse proprie. In un momento in cui il credito bancario è più selettivo e i tassi sono ancora elevati, questa zavorra è insostenibile per molte realtà.

Nella ricostruzione post-sisma il tema è analogo: le ordinanze commissariali hanno cercato di migliorare i meccanismi di erogazione del contributo, ma i tempi reali tra la presentazione del SAL e il pagamento effettivo restano spesso lunghi. Le famiglie aspettano, le imprese finanziano, i professionisti rincorrono.

Il paradosso della manodopera: manca anche quando il lavoro rallenta

Il 68,4% delle aziende segnala difficoltà nel reperire personale qualificato, mentre il 40,2% lamenta carenza anche di manodopera generica. Percentuali quasi identiche a quelle del semestre precedente, segno che la questione è strutturale.

È il paradosso che chi lavora nel settore conosce bene: anche quando i volumi di lavoro si riducono, le competenze specializzate continuano a mancare. Posatori di cappotto, installatori di pompe di calore, montatori di strutture in legno, tecnici della ricostruzione che conoscono le pratiche MUDE e le ordinanze commissariali. Profili che il mercato della formazione non produce abbastanza velocemente rispetto alla domanda.

Nei comuni del cratere sismico questo si sente in modo amplificato: le imprese qualificate per la ricostruzione sono poche, spesso già saturate, e la concorrenza per accaparrarsele rallenta l’avvio dei cantieri.

Il PNRR agli sgoccioli: un’opportunità che si chiude

Il PNRR corre verso la linea del traguardo, con scadenze ravvicinate che comprimono tempi e margini di manovra.

Le risorse ci sono, ma le scadenze premono. Chi non ha aggiudicato o avviato i cantieri entro certi termini rischia di perdere la quota PNRR. Il risultato è una corsa a chiudere le procedure amministrative che in alcuni casi sacrifica la qualità della progettazione. E dopo? Quando le risorse straordinarie si esauriranno, il settore dovrà fare i conti con la domanda ordinaria, molto più contenuta.

Cosa mi aspetto per i prossimi mesi

Lo dico da professionista che lavora ogni giorno su cantieri reali: non credo in una crisi come quella del 2008-2013, che azzerò il settore. Le differenze strutturali sono significative. La domanda di riqualificazione energetica esiste “forse” crescerà per effetto della Direttiva EPBD. La ricostruzione post-sisma ha fondi commissariali ancora da spendere. Il Piano Casa porterà “forse” nuovi investimenti sul patrimonio pubblico.

Ma credo che la fase della crescita facile sia terminata. Il settore dovrà imparare a lavorare con margini più stretti, processi più efficienti, meno sprechi organizzativi. E chi sarà attrezzato per farlo, con strumenti digitali, processi ottimizzati e competenze tecniche aggiornate, avrà un vantaggio competitivo reale rispetto a chi continuerà a operare come cinque anni fa.

Quasi la metà delle imprese, il 47,9%, prevede comunque nuovi investimenti nel semestre. Il settore prova a restare in movimento nonostante le nuvole all’orizzonte. Quando il vento cambia, bisogna essere pronti a regolare le vele.

Sono d’accordo. E la direzione, per me, è chiara: meno tempo perso su pratiche e burocrazia, più focus sul valore tecnico reale. Strumenti AI, processi digitali, collaborazioni tra professionisti che condividono competenze. Non è il momento di aspettare che il mercato torni come prima. È il momento di costruire il modo di lavorare che il mercato richiederà da qui in avanti.

Ricostruiamo il futuro, pietra su pietra. 🧱


Redazione Edilizia-ai