Nei giorni scorsi ho letto con attenzione gli ultimi aggiornamenti sul Piano Casa Italia. Il Consiglio dei Ministri approverà i provvedimenti il 1° maggio — lo ha annunciato la Presidente del Consiglio Meloni nell’informativa alla Camera. L’obiettivo dichiarato: rendere disponibili oltre 100mila alloggi nei prossimi dieci anni, tra edilizia popolare e prezzi calmierati.

I numeri in campo sono significativi. Oltre un miliardo di euro di fondi PNRR per rimettere in sesto 60.000 appartamenti oggi vuoti perché inagibili — con una spesa media stimata di 20.000 euro per unità, per sistemare impianti, infissi, bagni e riscaldamento. A questi si sommano i 660 milioni già programmati nel periodo 2027-2030 e le possibili risorse aggiuntive del Piano Sociale per il Clima. Sul piano europeo, la Commissione stima un fabbisogno di 650.000 abitazioni/anno in più rispetto ai livelli attuali, con investimenti nell’ordine di 150 miliardi di euro annui.

La Legge di Bilancio 2026 ha già delineato i modelli: rent to buy per giovani coppie e genitori separati, cohousing per anziani, recupero e riconversione del patrimonio pubblico esistente, partenariati pubblico-privati. Una visione ambiziosa e finalmente strutturata.

Il nodo che nessuno nomina: servono gli ingegneri 

C’è però un aspetto che nei comunicati istituzionali non emerge quasi mai, e che chi lavora sul campo conosce bene. Rimettere in sesto 60.000 appartamenti inagibili non è solo una questione di rifiniture. La maggior parte di questi edifici è patrimonio costruito negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, epoca in cui le norme antisismiche non esistevano o erano marginali, in cui i criteri di efficienza energetica erano concetti sconosciuti. Intervenire su questi edifici richiede una valutazione preliminare seria.

Il Piano Casa, se parte davvero, genererà una domanda enorme di ingegneri con esperienza. Una domanda che il mercato professionale italiano fatica già oggi a soddisfare nei cantieri del sisma 2016. Tra pochi mesi potrebbe diventare un collo di bottiglia serio.

Lo mio studio è disponibile per progettare e per affiancare chi non ha tempo

Il mio studio è disponibile su due livelli distinti, e voglio dirlo chiaramente.

Il primo è quello tradizionale: progettazione strutturale ed energetica per interventi di recupero, riqualificazione, miglioramento e adeguamento sismico, esattamente il tipo di lavoro che il Piano Casa richiederà su scala nazionale. Relazioni tecniche, verifiche strutturali secondo NTC 2018, relazioni ex Legge 10, coordinamento con gli altri professionisti della filiera.

Il secondo livello è quello che negli ultimi mesi mi ha impegnato di più, e che ho visto creare valore concreto per chi ci ha provato: affiancamento ad altri tecnici e imprese per automatizzare i processi e procedure dispendiose, applicando strumenti AI ai flussi di lavoro che portano via tempo senza creare valore, dalla gestione documentale alla redazione di pratiche ricorrenti, dal monitoraggio delle scadenze alla reportistica di cantiere. Non sostituisco il tecnico. Lo libero dai lavori che lo tengono bloccato, così può concentrarsi sul suo vero business.

Se il Piano Casa parte come annunciato, ci sarà bisogno di entrambe le cose: più ingegneri in campo e processi più efficienti per gestire il volume di lavoro che arriverà.

Il mio studio è qui. Se vuoi capire come possiamo collaborare, scrivimi.

Ricostruiamo il futuro, pietra su pietra. 🧱

Studio Tecnico Ing. Lucia Serrapica — Foligno (PG) Progettazione strutturale · Sicurezza sismica · Edilizia-ai.it