In questa settimana di maggio ho seguito con attenzione due notizie che arrivano dallo stesso territorio, i Monti Sibillini, e che raccontano, ciascuna a modo suo, cosa significa davvero ricostruire un luogo.
Fiastra: la caserma dei Carabinieri è di nuovo al suo posto
Il 15 maggio 2026 è stata inaugurata la nuova Caserma dei Carabinieri di Fiastra. Una cerimonia con le istituzioni, i sindaci, i militari, e soprattutto i cittadini di un borgo che dal 2016 aspettava di avere di nuovo questo presidio.
La struttura ospita la Stazione Carabinieri territoriale e il Nucleo Carabinieri Parco: un doppio presidio, essenziale per un territorio che d’estate accoglie migliaia di visitatori tra il lago, le Lame Rosse e i sentieri dei Sibillini. L’investimento complessivo è stato di circa quattro milioni di euro, nell’ambito del programma dell’Agenzia del Demanio previsto dall’Ordinanza speciale n. 27 del 2021. La struttura è stata realizzata, come ha sottolineato il Generale Iacobelli, sulle macerie della vecchia sede danneggiata dal sisma, con criteri moderni di sostenibilità ed efficienza energetica.
È un dettaglio tecnico che non sfugge a chi lavora nel settore: costruire nuovo sul sedime del precedente, rispettando i requisiti sismici ed energetici attuali, in un borgo montano con vincoli paesaggistici e di contesto, non è un intervento banale. È progettazione seria, in condizioni complesse.
Nelle quattro regioni del cratere sono complessivamente in fase di attuazione 34 interventi su immobili pubblici del Demanio, caserme, sedi di Vigili del Fuoco, Guardia di Finanza, altri presidi istituzionali, per circa 108 milioni di euro complessivi. Nelle Marche sono già conclusi 5 interventi, 6 sono in esecuzione, 2 in fase di affidamento. Il programma avanza.
Ussita: il palazzetto del ghiaccio riprende forma
A pochi chilometri di distanza, l’11 maggio la Conferenza regionale ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica per la riparazione del Palazzetto del Ghiaccio di Ussita, in località Pratolungo. Investimento complessivo: 7.112.163 euro.
È una struttura che conosco bene, almeno di nome: realizzata nei primi anni Ottanta, con una superficie di circa 65 per 42 metri e una copertura caratteristica composta da 14 portali ad arco irregolare in legno lamellare, una soluzione costruttiva non comune, che rende l’intervento tecnicamente interessante oltre che simbolicamente rilevante.
Il progetto prevede la sostituzione completa del manto di copertura e delle strutture lignee secondarie deteriorate, il ripristino degli archi principali, il rinforzo strutturale degli elementi portanti, interventi sulle parti in cemento armato e il rifacimento integrale degli impianti, pista del ghiaccio, climatizzazione, elettrico, idrico-sanitario, antincendio. Previsti anche la sostituzione delle facciate vetrate e l’introduzione di sistemi frangisole per migliorare le prestazioni energetiche. Un intervento integrato su struttura, involucro e impianti: esattamente il tipo di approccio che la normativa vigente richiede per le ristrutturazioni importanti.
Due storie, un filo comune
Una caserma inaugurata e un palazzetto che torna in progettazione. Due edifici diversi, due funzioni diverse, la sicurezza pubblica da un lato, lo sport e la vita comunitaria dall’altro. Ma entrambi raccontano la stessa cosa: che la ricostruzione post-sisma non è solo cemento armato e murature consolidate. È restituire alle comunità i luoghi che le tengono insieme.
Il Commissario Castelli ha detto qualcosa che condivido pienamente: riconsegnare una caserma a un borgo significa compiere un intervento di riparazione sociale, non solo strutturale. Vale per Fiastra. Vale per Ussita. Vale per ogni borgo dell’Appennino che aspetta ancora.
Quasi dieci anni dopo il 24 agosto 2016, il cantiere più grande d’Europa avanza. Lentamente, spesso più lentamente di quanto le famiglie meriterebbero. Ma avanza.
Ricostruiamo il futuro, pietra su pietra. 🧱