Nel 2025 solo il 2,6% degli italiani vive in una casa dove sono stati fatti interventi di efficientamento negli ultimi cinque anni. La media europea è del 23,9%. Non è una classifica qualsiasi, è la misura di quanto siamo esposti al caldo, al freddo e alle bollette.

C’è un motivo se le temperature salgono, anno dopo anno, dal 2003 a oggi. A Scandiano avevamo inverni con meno cinque gradi, oggi non scendiamo quasi più sotto lo zero. Le estati erano a 35 o 36 gradi, adesso arriviamo a 39 e 41, con notti tropicali che non concedono tregua a chi vive in edifici non isolati. Non è una sensazione, è quello che segna il termometro, ed è quello che sento raccontare in ogni sopralluogo.

La ragione ha un nome preciso, e sono le fonti fossili. Diesel, benzina, biomasse bruciate per scaldare le case e per muovere i veicoli. Abbiamo continuato per decenni, pur di non toccare abitudini e comodità, ignorando le conseguenze. E ora che il conto arriva, naturalmente, non è mai colpa di nessuno.

Il dato Eurostat che ci mette davanti allo specchio

Nel 2025 solo il 2,6% della popolazione italiana vive in un’abitazione dove negli ultimi cinque anni è stato fatto un intervento di miglioramento energetico, quindi isolamento termico di pareti e coperture, sostituzione dei serramenti con doppi o tripli vetri, impianti di riscaldamento più efficienti. È l’ultimo posto in Europa. La media dell’Unione è del 23,9%, quasi dieci volte tanto. I Paesi Bassi sono al 60,5%, la Danimarca al 34,0%, Francia e Slovenia al 33,3%. Persino i due Paesi che ci precedono, Malta con il 7,8% e la Grecia con il 9,5%, stanno tre volte meglio di noi.

Grafico: quota di popolazione che vive in abitazioni efficientate negli ultimi 5 anni, 2025. Paesi Bassi 60,5%, media UE 23,9%, Italia ultima al 2,6%. Fonte Eurostat.
Persone che vivono in abitazioni con interventi di efficientamento energetico negli ultimi cinque anni, dato 2025. Fonte: Eurostat, elaborazione Edilizia-AI.it.

Non è solo una classifica, è un crollo

Il dato più amaro è un altro, e riguarda la nostra traiettoria. A fine 2023 l’Italia era al 14,7%, un numero lontano dalla media europea ma vivo, costruito dalla stagione dei bonus edilizi e dagli interventi partiti con il PNRR. Due anni dopo siamo al 2,6%. Non abbiamo rallentato, ci siamo fermati. E ci siamo fermati proprio nel momento in cui il clima presentava il conto.

Da ingegnere lo dico con franchezza: quella stagione aveva difetti evidenti, dai prezzi gonfiati ai controlli arrivati tardi, e nessuno qui rimpiange il caos. Ma il rimedio non poteva essere spegnere l’interruttore. Un cantiere di efficientamento non nasce in tre mesi, ha bisogno di regole stabili, di una prospettiva di almeno cinque anni e di un incentivo prevedibile. Quando la prospettiva sparisce, la famiglia rimanda, l’impresa non assume e il tecnico smette di proporre.

Chi resta indietro resta indietro due volte

I numeri europei raccontano anche un’altra cosa. Chi è proprietario di casa interviene molto più di chi è in affitto, il 26,9% contro il 16,7%, perché l’inquilino non investe su un immobile che non è suo e il proprietario non investe su una spesa energetica che non paga lui. E chi vive in una villetta interviene quasi il doppio di chi vive in condominio, il 30,5% contro il 16,6%, perché in un appartamento serve una decisione condominiale e quasi sempre serve un cappotto sull’intero edificio.

Sono proprio le case peggiori, quelle degli anni Sessanta e Settanta senza isolamento, con serramenti a vetro singolo e generatori vecchi, a restare fuori da ogni intervento. Sono le case dove d’estate si superano i 30 gradi in camera e d’inverno si spende di più per stare peggio, e sono spesso abitate da chi ha meno margine per affrontare una spesa. La povertà energetica passa da qui.

L’efficienza energetica non è ideologia

Una casa isolata bene consuma meno, emette meno, pesa meno in bolletta e protegge chi ci abita dal caldo e dal freddo. È la prima difesa contro il cambiamento climatico e contro il caro energia, ed è lavoro vero per le imprese e i professionisti del territorio. Non c’è nulla di ideologico in un cappotto termico, in una schermatura solare esterna o in una pompa di calore che rende tre o quattro kilowattora termici per ogni kilowattora elettrico consumato.

C’è anche un vincolo che non dipende da noi. La direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli edifici, la 2024/1275, chiede al parco residenziale una riduzione media dei consumi di energia primaria del 16% al 2030 e fino al 22% al 2035, con la maggior parte del risparmio concentrata sugli edifici peggiori. Il nuovo decreto sui requisiti minimi, il D.M. 28/10/2025, ha già introdotto la verifica del rischio di surriscaldamento estivo, quindi oggi il comfort d’estate pesa quanto quello d’inverno. Partendo dal 2,6%, la distanza da colmare è enorme, e ogni anno di rinvio la rende più cara.

Dove l’intelligenza artificiale accorcia davvero i tempi

Il collo di bottiglia non è solo economico, è anche di ore di lavoro tecnico. Ogni riqualificazione chiede rilievo, diagnosi, calcoli, confronto tra soluzioni, computo, relazione e pratica per gli incentivi, e su un condominio significa settimane. È qui che l’AI cambia la scala del problema. Con i dati di partenza, cioè APE, planimetrie, consumi reali e classe catastale, un agente ben istruito può fare uno screening rapido di decine di edifici e dire quali meritano il sopralluogo, redigere la prima bozza della relazione tecnica, confrontare pacchetti di isolamento e di impianto con il ritorno dell’investimento, tenere allineate le scadenze normative e i requisiti degli incentivi. Il tecnico resta il responsabile della scelta e della firma, ma smette di passare metà giornata su lavoro ripetitivo.

Continuare a rimandare significa solo pagare, domani, un conto più alto. E anche allora, come sempre, non sarà colpa di nessuno.

💡 Suggerimenti per i professionisti

  • Partite sempre dall’involucro e non dal generatore. Sostituire la caldaia in una casa senza isolamento sposta il problema, non lo risolve, e taglia il rendimento di una pompa di calore.
  • Verificate il surriscaldamento estivo fin dalla diagnosi, quindi schermature esterne, sfasamento delle pareti, colore e ventilazione della copertura, perché con il D.M. 28/10/2025 il tema è entrato nelle verifiche.
  • Sui condomini preparate un fascicolo decisionale semplice per l’assemblea, con due o tre scenari, spesa per unità immobiliare, risparmio annuo stimato e tempo di ritorno. È lì che si vince o si perde la delibera.
  • Costruitevi un flusso digitale riutilizzabile, con un modello di diagnosi, un prompt per la prima bozza della relazione e un foglio di confronto dei pacchetti. Il vantaggio si vede dalla terza pratica in poi.

🤝 Lavoriamo insieme

Se questo tema vi riguarda, come impresa, come amministratore di condominio o come collega, lavoriamo insieme. Come ingegnere seguo diagnosi energetiche, progettazione degli interventi su involucro e impianti, verifiche di comfort estivo, computi e pratiche per gli incentivi. Come specialista di intelligenza artificiale applicata all’edilizia costruisco agenti e flussi su misura per uno studio o per un’impresa, dallo screening del patrimonio immobiliare alla generazione delle relazioni tecniche, fino all’automazione dei preventivi e della gestione documentale. Le due cose insieme funzionano meglio, perché l’automazione serve a poco se chi la progetta non conosce il cantiere. Scrivetemi dalla pagina Contatti o guardate i servizi di consulenza, e valutiamo insieme il caso concreto.

Ing. Lucia Serrapica, Edilizia-AI.it