La Giunta approva le aree dedicate agli impianti FER con semplificazioni autoritative. Focus su superfici antropizzate e riduzione del consumo di suolo.
La Sardegna compie un passo decisivo verso il rispetto degli obiettivi nazionali di transizione energetica. Con la deliberazione n. 10/14 del 4 marzo 2026, la Giunta regionale ha approvato il Piano di individuazione delle zone di accelerazione terrestri per impianti di produzione e stoccaggio da fonte rinnovabile, corredato di tutta la documentazione amministrativa e ambientale richiesta. Si tratta di un intervento strategico nel quadro dell’attuazione del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC) e dei target del Piano nazionale di ripresa e resilienza, orientato a moltiplicare la capacità installata entro il 2030.
Il fondamento normativo risiede nel D.Lgs. 190/2024 (Testo unico rinnovabili), aggiornato e integrato nel 2025, che impone alle Regioni l’identificazione di zone di accelerazione all’interno delle aree idonee mappatura del Gestore dei Servizi Energetici (GSE). Il Piano sardo rappresenta l’evoluzione della proposta adottata con deliberazione n. 45/1 del 28 agosto 2025, successivamente ricalibrata per recepire le modifiche introdotte dal D.L. 175/2025, gli effetti della sentenza costituzionale n. 184/2025 e il nuovo assetto normativo delle aree idonee e non idonee. La documentazione include la Valutazione ambientale strategica (VAS), il Rapporto ambientale, la Sintesi non tecnica e la Valutazione di incidenza ambientale (VIncA).
Le zone di accelerazione rappresentano un sottoinsieme delle aree idonee caratterizzato da procedure autoritative semplificate per accelerare la realizzazione degli impianti. Il Piano identifica tre categorie di zone di accelerazione terrestri: siti e aree industriali, artigianali e commerciali già attrezzate; edifici e strutture realizzate con relative superfici di pertinenza; aree di parcheggio limitatamente alle coperture. Questa configurazione privilegia il riutilizzo di superfici già antropizzate, coerentemente con l’impostazione del Testo unico rinnovabili, minimizzando il consumo di nuovo suolo agricolo o naturale. Restano categoricamente escluse dalle zone di accelerazione le aree protette per finalità ambientali, salvo l’utilizzo di superfici artificiali ed edificate già esistenti, espressamente consentito dalla normativa.
Dall’analisi del Rapporto ambientale emerge una valutazione di sostenibilità complessivamente positiva. Gli impatti positivi derivano dalla limitata incidenza ambientale del fotovoltaico, dall’assenza di emissioni in fase di esercizio e dalla possibilità di ripristino dei siti al termine della vita utile degli impianti. Gli effetti negativi si concentrano esclusivamente nelle fasi di cantiere e di dismissione, risultando temporanei e mitigabili attraverso idonee misure di contenimento. Questo equilibrio conferma la compatibilità tra sviluppo delle rinnovabili e tutela ambientale.
**Per i professionisti del settore**
Ingegneri, architetti, geometri e imprese edili operanti in Sardegna devono aggiornare immediatamente i protocolli di progettazione e gestione dei cantieri per gli impianti FER. Prioritario è mappare le proprietà immobiliari e le superfici gestite ricadenti nelle zone di accelerazione approvate, poiché beneficeranno di iter autorizzativi accelerati. Si consiglia di verificare la coerenza tra progetti in corso e le nuove aree idonee definite dal D.Lgs. 190/2024. Le stazioni appaltanti devono ricalibrare i capitolati tecnici e i cronoprogrammi in base alle nuove semplificazioni procedurali. Particolare attenzione va rivolta alle fasi di cantiere temporaneo: pur breve, richiede comunque un Piano operativo di sicurezza (POS) conforme alle normative vigenti. La documentazione completa del Piano regionale costituisce riferimento obbligatorio per ogni nuova progettazione nel settore delle rinnovabili in ambito regionale.
— La Redazione di Edilizia-AI.it
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