Il MIT prepara il nuovo Testo Unico delle costruzioni, ma professionisti e Ordini chiedono chiarimenti sulle sanzioni penali per i progettisti.
La riforma del quadro normativo edilizio italiano entra in una fase cruciale. La Camera dei deputati, attraverso la Commissione Ambiente, sta esaminando la proposta di delega al Governo per l’aggiornamento e il riordino della disciplina costruttiva, con l’obiettivo di elaborare un nuovo Testo Unico dell’Edilizia (TUE) che sostituisca l’attuale frammentario assetto normativo. L’iniziativa rappresenta un’occasione storica per semplificare un settore storicamente complesso, ma rivela già significative divergenze tra i diversi approcci legislativi in discussione, soprattutto riguardo alle responsabilità penali dei tecnici. Per progettisti, ingegneri, architetti e geometri, questa incertezza rappresenta un elemento critico che condizionerà la pratica professionale nei prossimi anni.
Il progetto di riforma contempla obiettivi ampiamente condivisi: riduzione dei titoli abilitativi, definizione organica delle tolleranze costruttive, coordinamento con la normativa sismica (NTC 2018) e la disciplina della sicurezza strutturale, integrazione con il quadro urbanistico. Tuttavia, emerge una frattura sostanziale tra i testi in discussione. Mentre una proposta mira a valorizzare e riconoscere esplicitamente le funzioni di certificazione e attestazione professionale, il testo governativo introduce nuove fattispecie di responsabilità penale a carico dei tecnici, ampliando in modo non ancora precisato l’ambito dei reati in materia edilizia. Questo doppio orientamento crea confusione negli ambienti professionali e negli studi tecnici, dove resta incerto quale sarà il nuovo equilibrio tra autonomia progettuale e vincoli penalistici.
L’impatto pratico è immediato e rilevante. Le imprese di costruzione, le stazioni appaltanti e gli studi tecnici devono oggi operare in uno scenario normativo incerto. Se da un lato cresce la pressione per innovazione digitale (BIM, certificazione energetica, modellazione strutturale), dall’altro incombe il rischio di inasprimento delle conseguenze penali in caso di irregolarità, anche minori. Professionisti operanti in settori critici—riqualificazione sismica, rigenerazione urbana, efficienza energetica—temono che norme troppo severe compromettano la già fragile attrattività della professione tecnica, causando carenza di risorse umane qualificate proprio quando serve accelerare la transizione energetica e la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare italiano.
Le opportunità derivano da una codificazione finalmente organica della materia costruttiva, che eliminerebbe zone grigie e interpretazioni conflittuali tra giurisprudenza e pratica. I rischi, invece, riguardano un’eccessiva criminalizzazione della responsabilità professionale, che potrebbe scoraggiare assunzioni di ruoli di certificazione e attestazione—esattamente quanto servirebbe per accelerare la qualificazione del patrimonio immobiliare e la conformità normativa. Il nodo cruciale rimane la definizione precisa di quali condotte costituiranno reato e quale colpevolezza soggettiva sarà richiesta.
**Per i professionisti del settore**
Ingegneri, architetti e geometri devono oggi seguire attentamente l’evoluzione normativa in Commissione Ambiente. Si consiglia di aderire agli Ordini professionali e associazioni di categoria per far sentire le proprie istanze durante la consultazione con il Ministero delle Infrastrutture. Nel frattempo, consolida la documentazione progettuale criteri attuali, investi in formazione BIM e metodologie di gestione del rischio, e rivedi le procedure di asseverazione energetica e strutturale alla luce della normativa vigente. Entro il 2026, il nuovo TUE dovrebbe essere operativo: prepararsi fin da oggi riduce l’impatto dei cambiamenti.
— La Redazione di Edilizia-AI.it
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